LA COSTITUZIONE

RICORDO DEI TEMPI PASSATI:

Poco più di trent’anni fa, quando si parlava della Costituzione Italiana, a partire dai più giovani sino ai più anziani ci si poneva in una posizione di mestizia, rispetto e sottomissione; alle scuole elementari ci veniva detto che mancare di rispetto alla Costituzione voleva dire finire in prigione.

Oggi (senza scendere in polemiche inutili e deleterie) sembra che la Costituzione sia molto trascurata e venga usata, specialmente dai politici, a piacimento o ad interpretazione a seconda del fine che si voglia raggiungere.

ALCUNI ARTICOLI DELLA COSTITUZIONE

ART. 1

L’articolo uno della Costituzione italiana dice: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

ART. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

ART. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

ART. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

RAGIONIAMO SU QUESTI ARTICOLI:

Questi primi articoli bastano per ragionare e far capire fino a che punto, oggi, la Costituzione è travisata e a volte, addirittura, completamente ignorata.

LA SOVRANITA’ APPARTIENE AL POPOLO:

“La Sovranità appartiene al popolo” non significa che il popolo va letteralmente a governare la Repubblica, e non significa neanche che si insedia al Parlamento per fare le Leggi necessarie al Paese; significa semplicemente che il popolo stesso con le modalità prescritte (in questo caso con il voto), da mandato a delle persone che vanno a governare e a promuovere le Leggi che occorrono.

La Repubblica Italiana, dal 2011 ad oggi, ha avuto tre Governi di cui nessuno dei tre è stato nominato dal popolo, ha avuto tre Presidenti del Consiglio nominati dal loro stesso partito senza che il popolo mettesse lingua e ha avuto un Presidente della Repubblica che si è autonominato. Non dico altro, almeno per ora.

DIRITTI E DOVERI:

Questi primi articoli della Costituzione evidenziano in modo inconfutabile che qualsiasi Governo Democratico in carica ha il dovere, prima di ogni altra cosa, di tutelare per tutti i cittadini i diritti, il lavoro e la libertà affinché tutti abbiano una condizione economica e sociale che consenta loro di poter vivere dignitosamente senza vergognarsi per la propria posizione: se una di queste tutele salta, saltano anche le altre due.

LAVORO:

Vedendo il funzionamento odierno del lavoro in Italia, mi viene da pensare che quando hanno scritto che la nostra Repubblica democratica era fondata sul lavoro, era perché del lavoro non si aveva la stessa concezione di oggi.

Oggi il lavoro è alienato dallo stesso Governo in tutti i sensi; al fine di chiarire: non intendo solo il lavoro da operaio o impiegato, ma nel suo complesso, sia come artigiano o industriale, come commerciante e/o imprenditore e qualsiasi altro tipo di lavoro che una persona svolge.

IL MIO CONCETTO DEL LAVORO:

Da parte mia a 7 anni, quando ho iniziato a dare il primo fieno alle mucche mentre aspettavo che i miei genitori tornassero dai campi, leggendo i primi articoli della Costituzione, ho sempre capito e/o interpretato che il lavoro, per tutto il genere umano, fosse fonte di realizzazione in tutti i sensi, che fosse il libero sviluppo della persona umana e che la Repubblica dovesse tutelare per garantire uguaglianza, libertà e dignità a qualunque cittadino, sia che fosse nato ricco, sia che fosse nato povero.

MI PIACEVA E MI PIACE LEGGERE:

Già dalla seconda elementare ero un lettore assiduo, ogni volta che avevo qualche lira in tasca mi compravo qualche fumetto da leggere, i miei preferiti erano: Topolino, il Monello e Intrepido; preciso che ancora oggi sono abbonato a Topolino e lo leggo tutte le settimane.

RICORDO UNA FIABA:

Ancora ricordo di una fiaba letta in terza elementare che mi rimase impressa a tal punto che, ancor oggi, mi ricordo la figura per come era presentata:

Raccontava di un uomo povero costretto a chiedere l’elemosina per sopravvivere e di un bimbo che chiedeva al padre dei soldi da dare a quel povero.

A un certo punto il padre, invece dei soldi, decise di regalare al povero una canna da pesca e di insegnargli a pescare.

Per farla breve, il senso della fiaba era che, continuando a fare l’elemosina, avrebbe lasciato quell’uomo sempre povero e sempre senza dignità in quanto costretto a vivere con gli scarti che i passanti gli davano.

Invece, insegnandogli a pescare, lo avrebbe reso un uomo libero in quanto col suo lavoro di pesca, si sarebbe mantenuto senza elemosinare nulla a nessuno.

Sull’ultima pagina del racconto, (ho ancora questa immagine davanti agli occhi) c’era l’immagine dell’ex povero che pescava felice e contento in quanto riusciva a sfamarsi col suo lavoro; quell’ex povero da quel momento in poi si sentì libero e ricco, ma soprattutto felice.

MIE RIFLESSIONI DI ALLORA:

Quella fiaba mi ha fatto riflettere e ragionare su che cosa significa sentirsi realizzato nella vita specialmente quando si è giovani; non sono i “soldi di papà” che realizzano e fanno la felicità del giovane, ma sono i soldi guadagnati col sudore della propria fronte: questo era il concetto dei giovani di allora, studiare e lavorare anche nel dopo scuola.

LAVORO E LIBERTA’:

Lavoro e libertà vanno di pari passo:

il lavoro va inteso come garanzia di uguaglianza e di libertà, la libertà va intesa come possibilità di realizzarsi in funzione delle proprie capacità e in base alla propria intelligenza.

KARL MARX:

Qualcuno potrebbe pensare che ciò rispecchi l’idea della sinistra o addirittura l’idea del comunismo, ma non è così; forse rispecchia l’idea di Karl Marx, ma non è mai stata messa in pratica né dal comunismo né dalla sinistra in genere.

TUTTI UGUALI E LIBERI:

Essere liberi non significa non essere in prigione e girare liberamente nelle strade (infatti se un individuo commette un reato è giusto sia messo in Galera); essere liberi significa non dover elemosinare nulla da nessuno, significa che tutto quello di cui abbiamo bisogno (nel limite del possibile naturalmente), possiamo permettercelo senza indebitarci con parenti e amici causa le nostre frivolezze.

DAL GOVERNO MONTI AD OGGI:

Senza volere criticare nessuno, gli ultimi tre Governi hanno completamente tolto la dignità anche ai più volenterosi, è calato il lavoro ed è calata la paga per chi lavora, mentre per chi lavora in proprio riesce a malapena pagare le Tasse e le Gabelle, siamo al punto tale da essere ridicolizzati in tutto il mondo.

FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’:

Siamo al punto che anche per coloro che hanno il lavoro fisso è difficile mantenere dignitosamente la famiglia con uno e/o due figli che vanno a scuola.

Per qualsiasi operaio, impiegato commerciante o artigiano che sia, è difficile arrivare serenamente a fine mese, tutto ciò a causa di Tasse e Gabelle che ogni giorno si aggiungono a quelle già esistenti.

TASSE E GABELLE:

A parte le polemiche, abbiamo visto che a un commerciante, in questi giorni, è stata applicata una tassa su una scala mobile in entrata nel proprio negozio. Non è uno scherzo: tutto questo a causa di un Governo i cui soldi che riesce a reperire sul mercato (per pagare gli stipendi dei politici), sono quelli delle Tasse e delle Gabelle a danno dei cittadini.

DISOCCUPATI:

Riflettete: è difficile sbarcare il lunario economicamente per chi lavora: pensate a coloro che il lavoro lo hanno perso e/o lo stanno perdendo, questo spiega il perché dei suicidi e degli omicidi dentro le famiglie.

Con quest’ultimo Governo i disoccupati sono raddoppiati e sono in continuo aumento,e con essi sono in aumento i suicidi e gli omicidi nell’ambito famigliare… A proposito di questo vi racconto un fatto che ho visto a Forum.

FORUM:

Sabato 20-03-2015 ero in casa all’ora pranzo. Alle ore 14,00 è iniziato Forum su Rete4, la causa era di un dramma familiare causato dal lavoro perduto, in breve spiego:

IN CERCA DI LAVORO:

Una famiglia felice con marito, moglie e due figli di 7- 10 anni. Verso settembre 2014 il marito perde il lavoro, cerca di qua, cerca di là, non trova niente se non per qualche ora ogni tanto presso un rigattiere.

Un giorno, dopo l’ennesimo colloquio di lavoro andato male, arriva a casa afflitto, racconta alla moglie dell’ennesimo rifiuto e la moglie, in un momento di sconforto, gli dà del fallito; al marito, già teso e demoralizzato, gli scappa uno schiaffo davanti ai figli.

DRAMMA FAMIGLIARE:

La moglie l’ha presa male, è andata a sporgere denuncia e si è rifugiata presso una casa famiglia.

Dopo 4 giorni, la moglie pentita è tornata a riappacificarsi col marito, si sono abbracciati, baciati, si sono chiesti scusa a vicenda, insomma tutto sembra finito, vanno per prendere i figli, ma non glieli danno.

Per riaverli hanno dovuto rivolgersi al Tribunale tramite Forum, e dopo le dovute spiegazioni gli hanno ridato i figli.

TRAUMA PSICOLOGICO:

Immaginatevi il dramma che ha vissuto questa famiglia a causa della perdita del lavoro, pensate al trauma psicologico subito da questi due bambini, tutto perché una classe politica degenerata non è capace di procurare lavoro a chi vuole lavorare; coma dice l’Articolo 4 della Costituzione, non è capace di promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

AUMENTO DELLA POVERTA’:

C’è tanto lavoro da fare in Italia, c’è lavoro per tutti, compresi gli immigrati che provengono dai Paesi in guerra, manca solo la capacità politica di gestire il lavoro come si deve.

C’è un aumento della povertà che mette paura, c’è una situazione già difficile per chi sta lavorando non essendo sicuro di lavorare anche domani, in quanto chi lavora fa un lavoro precario, spezzettato, mercificato e globalizzato, in altre parole è un lavoro “cattivo”, cattivo a tal punto che c’è chi non lo cerca più e preferisce emigrare.

FONDI PRIVATI:

Oggi il Governo ha la possibilità di accedere a dei finanziamenti privati a lungo termine, che gli possono servire per finanziare lavori (non in grandi opere che non si sa quando incominceranno a produrre, ma in opere redditizie di cui l’Italia ha tanto bisogno, agricoltura, turismo e ricerca), deve però considerare che questi fondi privati ora sono disponibili, ma sicuramente non per molto.

Non dico altro.

GOVERNO E CITTADINI:

Un buon Governo deve considerare un aspetto umano molto importante, e cioè:

“Se io, lavoratore, qualunque mestiere svolga, se non sono felice del mio lavoro non sono felice neanche al di fuori di esso, e la felicità è data dal guadagno e dalla certezza di lavorare oggi e lavorare domani”.

PARMA 26-03-2015

FERRARI Aldo