LA CRISI E LE RIFORME

IMPEGNI DI LAVORO:

Purtroppo in questi giorni scrivo poco, non riesco a trovare il tempo per farlo, siamo in un momento particolare del lavoro che non mi permette di essere completamente aggiornato sull’andamento economico del Paese.

RICERCHE E PARAGONI:

Inoltre per scrivere cose sensate con una valutazione personale sul futuro, ci vuole il tempo per fare una ricerca nazionale e mondiale su come vanno nel complesso le cose anche negli altri Paesi, nelle varie Borse nel mondo, come va la politica in generale, i movimenti militari, i movimenti sindacali, i movimenti religiosi, compreso le Grandi Religioni come il Cattolicesimo, i Musulmani con le varie fazioni interne, integralisti e conservatori.

ESSERE AGGIORNATI:

Per essere aggiornati su tutto ciò, non basta leggere i giornali e ascoltare i vari notiziari, occorre telefonare, consultare e parlare per sentire le opinioni di coloro che stanno in un certo modo al potere.

Da parte mia in questi ultimi tempi l’ho fatto di rado, sono riuscito a farlo in parte fra venerdì 24 e sabato 25 e Domenica 26 corrente mese, e, prima di proseguire devo premettere che le notizie in generale avute e confrontate con l’andamento del Paese Italia, non sono molto positive, nonostante questo, la popolarità di Matteo Renzi aumenta al punto tale che se dovessimo andare alle elezioni la sua vittoria sarebbe schiacciante.

POPOLARITA’:

A onor del vero devo dire che queste sono le cose che non capisco, cerco di spiegarmi:

Mi hanno sempre insegnato che un governante aumenta di popolarità solo quando risolve i problemi del popolo in genere, non di una casta o meglio non solo di una parte della nazione, ma di tutto il Paese nel suo complesso.

Fino ad oggi, pur non volendo fare il contestatore di piazza di tutti e di tutto come Grillo, c’è da dire che il nostro Presidente del Consiglio è simpatico, con i suoi discorsi sa sdrammatizzare la situazione, oltre a fare delle promesse per tutti, sa dare la colpa a tutti e a nessuno e non solo, quando promette lo sa fare con enfasi e in modo convincente al punto tale che la gente ride ben sapendo che non può mantenere ciò che dice, ma ride ugualmente e il popolo in genere lo trova affascinante.

DIALETTICA SIMPATICA:

Molto probabilmente ha conquistato popolarità con la sua dialettica in quanto, per quello che ha fatto fino ad oggi non merita certamente di essere ambito dal popolo in genere, né dai ricchi né dai poveri.

Ma il peggio è che facendo una valutazione sul suo modo di fare in funzione delle promesse fatte, non è sulla via di portare quel benessere che un Paese come l’Italia dovrebbe avere.

Dico questo in quanto non è difficile capire che per mantenere le promesse gli mancano i fondi, ecco che a questo punto arriva il peggio.

LE PROMESSE E LE TASSE:

Se realmente Renzi tentasse di mantenere le sue promesse, sarebbe un guaio per le piccole e medie imprese, per gli artigiani, per i commercianti che a sua volta si ripercuoterebbe anche sulla classe operaia e impiegatizza e di riflesso, anche sulle grandi imprese, in tal modo la disoccupazione invece che calare aumenterebbe a dismisura, in quanto per forza di cose, deve aumentare in qualche modo la tassazione.

TASSE E GABELLE:

La tassazione in Italia, è già molto grave, al fisco di per se stesso vanno aggiunte tutte le spese per le utenze, per il carburante, per le sanzione giuste e ingiuste che siano chi le riceve deve pagare, per tutti gli extra compresa la burocrazia che ogni giorno ogni cittadino incontra sulla strada, quindi sarebbe insopportabile un’aggiunta anche piccola di spese a favore dello Stato, già molto esoso.

Proprio a causa di questa alta tassazione più la burocrazia, gli investitori stranieri si guardano ben dal fare nuovi investimenti nel nostro Paese, non solo, quelli che già ci sono, stanno facendo il possibile per andarsene, altrettanto fanno gli italiani, in questi ultimi anni molte fabbriche si sono spostate verso altri Paesi più accoglienti fuori Italia.

PROMESSE E DENARO:

Per farla breve, Il nostro caro Presidente del Consiglio, prima di presentarsi in pubblico con tanto di dialettica accattivante piena di promesse basate sul nulla, avrebbe dovuto studiare come e dove reperire il denaro occorrente per fronte ai suoi impegni.

Quelle riforme del mercato del lavoro che sta facendo, vanno fatte, ma non è certo questo il momento di farle, la stessa cosa vale per i tagli alle spese che da tanto tempo tutti annunciano ma che non avvengono mai, ma questo è il momento peggiore per farlo.

FANTA POLITICA:

Qualcuno sognando oppure pensando alla “Fanta-politica”, pensa che con un taglio netto a certe pensioni, a certi salari, con la chiusura di certi enti statali e parastatali e cose del genere si può risolvere tutto, cosa che in parte potrebbe essere anche vero, ma ogni cosa deve essere fatta al tempo giusto, altrimenti si rischia il fallimento totale e le spese invece di calare e produrre guadagni, aumenterebbero creando danni irreparabili.

Non lasciamoci ingannare da certi ciarlatani o da uomini del bar, in quanto se dovessimo risolvere la crisi col taglio delle spese, non bastano 20 anni, quindi ora c’è bisogno di altro, non di inutili chiacchiere che fanno al bar fra un bicchiere e l’altro.

Tagliare le pensioni e gli stipendi d’oro, chiudere provincie ed enti comunali, comunità montane e forestali e di territorio e tanti altri enti parassitari, occorrono decine di anni e non finiranno mai, muoiono che già sorgono sotto altri nomi, fa parte della politica moderna sia di destra che di sinistra, perciò guardiamo in faccia la realtà e non lasciamoci ingannare con false promesse come sta avvenendo.

RIFORME SUL LAVORO:

Le riforma sul lavoro, la riduzione delle garanzie e delle tutele dei lavoratori andavano fatte negli anni 80, non sono state fatte, quindi restano da fare e vanno fatte, ma non in un momento di espansione come questo in cui mancano i vantaggi occupazionali e di produttività, infatti il problema non è se si è liberi o meno di licenziare, il problema è avere il lavoro e guadagnare pur pagando le dovute Tasse.

La nostra produttività è ferma da metà anni 90 nonostante il pacchetto Treu, quindi è chiaro e logico che dopo tanti anni di fermo, per forza di cose significa che siamo in recessione con tendenze deflazionistiche, lo dimostra il fatto che articolo 18 o meno, i disoccupati ci sono e continuano ad aumentare.

SCIOPERI:

Quindi, scioperi come quelli di questi giorni, sono controproducenti, ciò vale per i sindacati, ma anche per il Governo, insieme avrebbero dovuto evitarli.

La disoccupazione non si frena e non aumenta causa la mancata riforma sul lavoro, ma aumenta causa la recessione cosa che sembra che il Governo da come agisce, non ha ancora capito.

DEFLAZIONE:

Quando il Governo capirà che la deflazione, cioè la riduzione dei prezzi, e la bassa inflazione nel suo complesso, cioè sotto l’obiettivo del 2 per cento stabilito dalla Banca Centrale, hanno effetti depressivi sull’economia perché disincentivano come detto prima, gli investimenti aumentando l’onere reale dei debiti contratti da imprese e famiglie.

Per un buon economista, non è difficile capire che quando il debito non si svaluta, l’economia nel suo complesso rimane ferma come imprigionata in una trappola deflattiva, più il tempo passa e il debito rimane uguale si autoalimenta come è accaduto al Giappone negli ultimi anni 20, e d’altronde come è accaduto al contrario in Italia dagli anni 60 fino a fine 80.

GIAPPONE – ITALIA:

Da questi due esempi, Giappone e Italia, i nostri governanti dovrebbero imparare che c’è un tempo per ogni cosa, così anche per le varie riforme, necessarie sì, ma al tempo giusto.

Nella conferenza dei banchieri centrali a Hole, il governatore della Banca Centrale giapponese nella sua audizione, ha spiegato ai presenti che la dinamica della lunga crisi del suo Paese si è sempre protratta causa i salari che sono sempre rimasti uguali senza aumentare.

Con i salari stabili, le imprese non aumentano i prezzi e scatta la deflazione che a sua volta come già detto, intrappola l’economia.

Se invece ricordate in Italia dagli anni 60 o meglio da fine anni 60 fino a fine 80, i salari erano in continuo aumento, per farla breve e spiegarla in parole povere, chi aveva fatto un mutuo in cui pagava una rata in base allo stipendio, dopo pochi anni poteva farne un altro in quanto il suo stipendio era raddoppiato e così l’economia girava.

MERCATO E LAVORATORI:

Le riforme vanno fatte, ma ogni cosa a suo tempo, ora con questa crisi non è il momento giusto per farle in quanto tendono a ridurre il potere di mercato dei lavoratori, peraltro in presenza di un’elevata disoccupazione, danno la possibilità alle imprese di ridurre i salari o almeno evitare la loro crescita naturale, ciò sarebbe uno schiaffo alla reale economia.

Considerando poi, che con la selvaggia entrata di immigrati non in regola, dà la possibilità di avere dei lavoratori a basso costo e senza spese assicurative.

Possiamo pensarla come vogliamo, ma questo non è benessere per un Paese in crescita, peggio ancora se quel Paese è in crisi.

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UN CAPO FAMIGLIA:

Riformare il mercato del lavoro in un momento come questo, è una vera pazzia, in certi casi uno Stato deve agire come un buon capo famiglia, ma in altri casi la cosa può essere diversa.

Un buon capo famiglia quando ha carenza di liquidità deve ridurre le spese, se però la riduzione delle spese gli si riduce anche le entrate deve valutare se è meglio fare il contrario, cioè aumentare le spese per lievitare le entrate.

LO STATO:

Per uno Stato non c’è valutazione da fare, per forza di cose, nel momento di crisi deve aumentare le spese per fare lievitare fortemente le entrate.

Ora per lo Stato italiano, è il momento di aumentare le spese e quindi aumentare per forza di cose anche il Debito Pubblico.

AUMENTO DEI SALARI:

Solo facendo in questo modo si possono aumentare i salari, con l’aumento dei salari, aumenta automaticamente il costo del lavoro, aumentando il costo del lavoro aumentano automaticamente le entrate dello Stato.

Nel contempo la popolazione ha denaro da spendere per i fabbisogni personali di cui ne godono i commercianti, negozi e botteghe di ogni genere.

Con questo metodo giustamente guidato da esperti in economia, aumentano per forza di cose, le esportazioni.

Non solo, con l’aumento delle esportazioni, per forza di cose deve aumentare il movimento del denaro, più denaro liquido circola, più si crea benessere nel Paese.

Naturalmente per fare tutto questo, deve diminuire la burocrazia affinché chi ha denaro da investire lo possa fare senza trovare ostacoli come oggi ci sono in Italia.

DENARO FRESCO:

Un’altra cosa importante da fare da parte dello Stato oggi, è l’immissione di denaro fresco da spendere nel Paese, ma visto che ciò risulta impossibile in quanto avendo “svenduto” la Sovranità Monetaria, quindi a decidere sull’immissione di moneta fresca non è il nostro Governo, ma la Bce, almeno il Governo dovrebbe farne richiesta, in quel caso la Bce, è obbligata a darglielo facendogli pagare un interesse annuo.

È vero che l’immissione nel mercato di denaro fresco da parte della Stato, provoca l’inflazione, ma un buon economista sa come fare per trasformare l’inflazione in un guadagno negli anni avvenire.

BLOCCO DEL DENARO:

Sembra un paradosso, ma il Governo italiano fa di tutto per bloccare il circolo del denaro contante, non solo ha messo dei limiti al pagamento in contanti, ma sembra che le banconote da 500 e da 200 non si possono usare, almeno per gli italiani, su questo aspetto non dico altro, almeno per il momento ……………

Un’altra cosa da fare sarebbe limitare realmente il denaro che gli immigrati mandano al loro Paese, ma anche questo sarebbe solo un inizio in quanto tutti sappiamo che ciò da solo non risolverebbe la questione della crisi di oggi.

RISOLUZIONE DEI PROBLEMI:

La questione può essere risolta soltanto con l’aiuto di privati, privati che detengono del denaro pronto per essere investito in Grandi Opere Pubbliche.

Non solo, questo Governo dovrebbe dare il Debito Pubblico da risanare in mano a quei privati che lo sanno usare non come debito, ma come credito da immettere sul mercato e farlo rendere come se fosse denaro fresco.

Questi privati esistono e sono pronti a prendersi l’incarico e portarlo a termine, in dieci anni potrebbero azzerare il Debito Pubblico, potrebbero inoltre nell’arco di questi 10 anni, dare il 20 per cento al Governo ogni anno sull’importo totale del debito e nel contempo investire un altro 20 per cento nel Paese per piccole e Grandi Opere pubbliche e private.

Così facendo, quello che oggi è chiamato Debito Pubblico, diventa:

Una fonte di guadagno del Paese come popolo.

Una fonte di guadagno per lo Stato.

Una fonte di guadagno per la classe operaia e impiegatizza.

Una fonte di guadagno per gli artigiani.

Una fonte di guadagno per le piccole imprese.

Una fonte di guadagno per le piccole e medie imprese.

Una fonte di guadagno per Grandi imprese.

Una fonte di guadagno per i commercianti.

Una fonte di guadagno per tutti.

PARMA 28-10-2014

FERRARI Aldo