LA MONETA UNICA

PRODI E CIAMPI:

Negli anni ‘90 l’Italia tramite Prodi e Ciampi spingeva e feceva carte false per entrare nell’Euro.

La Germania, dopo avere accolto la Grecia, rifiutava l’Italia in continuazione in quanto il ministero delle Finanze tedesco diceva: “L’Italia non ha i conti in regola per entrare nell’Euro, in quanto molte misure di risparmio si basano su trucchi contabili e inesistenti, quindi difficilmente riuscirà a rispettare i criteri di convergenza sulla Nuova moneta”. (era il 3 febbraio 1997).

KOHL:

Il 22 Aprile del 1997 lo stesso Ministero constatava che a Roma: “importanti misure strutturali di risparmio sono venute meno per garantire il consenso sociale”.

Lo stesso Kohl in persona disse: “non c’è quasi nessuna chance che l’Italia rispetti i criteri previsti”.

DIPARTIMENTO DI ECONOMIA:

Il 5 giugno il dipartimento di Economia della cancelleria tedesca comunicava che le previsioni di crescita dell’Italia apparivano “modeste” ed i progressi nel consolidamento delle finanze pubbliche non erano credibili, erano “sopravvalutati”, quindi non affidabili.

PREPARAZIONE DI UN VERTICE:

In preparazione di un vertice con una delegazione governativa italiana del 22 gennaio 1998 l’allora sottosegretario alle Finanze tedesche, Juergen Stark, constatava che: “la durevolezza di solide finanze pubbliche in Italia non è ancora garantita”.

HORST KOEHLER:

A metà marzo 1998 era Horst Koehler, allora presidente dell’Associazione delle Casse di Risparmio tedesche, a scrivere una lettera a Kohl, accompagnata da uno studio dell’Archivio dell’Economia mondiale di Amburgo, in cui era scritto che l’Italia non aveva rispettato le condizioni “per una durevole riduzione del deficit” e che pertanto costituiva un rischio particolare per l’euro.

SVOLTA STORICA:

Non si sa come, …. Prodi e Ciampi riuscirono a far cambiare idea a Kohl, infatti al vertice Ue tenutosi nel maggio 1998 Kohl rispose ai suoi consiglieri di allora: “Non entreremo nell’Euro senza l’Italia”.

Da Amburgo venni a sapere che c’era il sospetto fondato che sul problema Italia il governo Kohl abbia ingannato non solo l’opinione pubblica ma anche il Bundesverfassungsgericht (la Corte Costituzionale di Karlsruhe, ndr).

Non solo, si diceva anche che: “al momento di entrare nell’euro l’Italia era sull’orlo della bancarotta finanziaria”.

DA PARTE MIA:

Come seppi che la Germania dava il suo ok per l’entrata dell’Italia nell’Euro, mi spaventai e scrissi al Parlamento.

FECI UNA LETTERA UFFICIALE AL PARLAMENTO:

Erano pochi anni che avevo fatto un prestito al Governo italiano di 800miliardi di Lire italiane, ed ero d’accordo che l’Italia entrasse nell’Euro, ma non certamente in quella condizione e in quel periodo, quindi avendo paura di perdere il pagamento puntuale delle rate di rientro del prestito decisi di scrivere la mia ferma opinione.

Con questa paura feci una lettera ufficiale notarizzata e segreta al Parlamento di 8 (otto) pagine in cui dicevo la mia opinione in funzione dell’economia Italiana presente e futura.

LA PREMESSA DELLA LETTERA:

La premessa della mia missiva consisteva nel presentare la diversità della situazione economica dei Paesi Ue, facendo riferimento ai diversi livelli di produttività e inflazione di ogni paese.

Continuava dicendo: “Con questa diversità ogni Paese deve avere il suo “motore di sviluppo” da accelerare e decelerare a seconda dei momenti, ma avendo una moneta unica per tutti, non è possibile farlo a piacimento neppure in caso di bisogno”.

Segue – in altre parole e fine premessa:

MONETA UNICA:

Continua la lettera.

Che si voglia o no, il “motore di sviluppo” di un Paese è la Sovranità Monetaria che significa avere la possibilità di stampare moneta a “piacimento”, naturalmente con giudizio e secondo il bisogno per certi momenti gravi.

Avere una moneta unica per più Paesi dell’Ue, significa perdere il “motore di sviluppo”.

Cito poi nella missiva alcune di quelle volte in cui è stata “salvata” l’economia italiana con la svalutazione mirata della Lira, o con l’immissione di denaro fresco, cosa che sarà poi impossibile fare quando ci sarà la Moneta Unica.

NUOVA EMISSIONE DI DENARO:

Faccio presente nella lettera che: “un domani sarà difficile negoziare con Bruxelles un’eventuale nuova emissione di moneta per la sola Italia perché ci dovrà essere il consenso di tutti i Paesi e la Germania non darà mai il consenso se non mirato a una sua “personale speculazione”.

COSA FARE PRIMA DI ENTRARE:

Nella lettera spiego che: “prima di entrare nell’Euro sarebbe meglio porre le basi per creare un Europa Federale affinché ogni Stato possa avere la sua Sovranità Nazionale pur essendoci una Moneta Unica per tutti”.

Spiego ancora che prima di entrare in una Moneta Unica ci sono da sistemare alcune riforme soprattutto quella della circolazione del denaro dall’estero e quella sul lavoro.

Termino la mia missiva dicendo che secondo il mio parere bisogna si entrare nell’Euro ma al momento giusto, il che significava aspettare almeno e minimo dieci anni.

Si, la mia ottava pagina terminava con: “minimo, almeno dieci anni”.

ENTRARE PER POI USCIRE:

Spiego anche che una volta entrati, uscirne diventa un problema che potrebbe poi creare dei traumi economici e geopolitici dalle conseguenze imprevedibili per il Paese.

Ciò che potrebbe risultare vantaggioso all’inizio potrebbe essere fallimentare in seguito e noi dobbiamo tenere conto del seguito.

Infatti è ciò che penso anche oggi, considerando che con la Moneta Unica si crea un giro internazionale nelle Borse, nelle casse Centrali, nelle banche nazionali ed internazionali, con dei castelletti, con dei fidi, con dei titoli di ogni genere, e poi un ritorno al passato sarebbe un’ulteriore perdita economica e di tempo per far accettare di nuovo la nuova moneta svalutata.

MI TENEVO INFORMATO:

La mia lettera ebbe una risposta secca, chiara e decisa di Prodi in persona: “stai tranquillo, sappiamo cosa fare e come agire, e il prestito ti sarà restituito totalmente secondo le disposizioni pattuite”.

Nel contempo la decisione della Germania sul sì o sul no era ancora dubbiosa nonostante l’appoggio di Kohl.

CARLO AZEGLIO CIAMPI:

Un giorno ricevetti una telefonata dal mio uomo che seguiva la cosa in Germania, mi disse che tutte le speranze tedesche erano riposte in Carlo Azeglio Ciampi, allora ministro del Tesoro nel governo Prodi.

Si diceva che per i tedeschi era come un garante dell’Italia, lui ce l’avrebbe fatta a sistemare tutte le cose.

Nel contempo mi inviò un articolo di un giornale tedesco che diceva: “Alla fine con una combinazione di trucchi e di circostanze fortunate gli italiani riescono sul piano formale a rispettare i criteri di Maastricht”.

Diceva ancora che il Paese Italia trae vantaggio da tassi di interesse storicamente bassi, inoltre che Ciampi dimostrò ai tedeschi di essere un creativo giocoliere finanziario”.

CONTINUA IL GIORNALE TEDESCO:

Quel giornale citava in proposito l’introduzione della “tassa per l’Europa”, (quella, se ricordate, che Prodi promise che avrebbe restituito, ma che forse si è dimenticato …. Di “proposito”).

Citava ancora la vendita di riserve auree alla banca centrale e le tasse sugli utili, con il risultato che il deficit di bilancio scese in misura corrispondente al richiesto, anche se gli esperti statistici dell’Ue in seguito non accettarono questi trucchi, fecero ugualmente colpo.

GOVERNO OLANDESE:

Ai primi del 1998, rappresentanti del Governo olandese chiesero a Kohl un “colloquio confidenziale” alla Cancelleria tedesca.

Durante questo colloquio chiesero di fare maggiori pressioni su Roma, poiché in altre parole dissero: “senza ulteriori misure dell’Italia a conferma del durevole consolidamento, un suo ingresso nell’euro non è accettabile”.

RISPOSTA DI KOHL:

Kohl respinse la proposta olandese, anche perché il governo francese gli aveva fatto sapere che senza l’ingresso nell’euro dell’Italia, neanche la Francia sarebbe entrata.

Comunque per farla finita, Kohl si fidò delle melodiose dichiarazioni di Ciampi, che assicurava un cammino virtuoso per l’Italia, con il governo di Roma che prevedeva al più tardi per il 2010 la riduzione al 60% del debito pubblico.

Non dico altro.

Come tutti sappiamo, è andata diversamente, molto diversamente per non dire altro.

REPERIRE DENARO:

La cosa evidente di oggi è: il Governo ha bisogno di denaro, molto denaro e non può prenderlo tutto né dalla Tasse, né da prestiti privati.

Se gli italiani tutti, ma specialmente gli industriali e tutti gli imprenditori, artigiani e commercianti che siano, sapessero di quanto denaro ha bisogno il Governo per togliere l’Italia dalla recessione, se ne andrebbero via il prima possibile.

Se Renzi non trova il denaro con urgenza, tutte le sue promesse svaniranno nel nulla e nel tentare di mantenerle dovrà reperire il denaro con la forza, come d’altronde sta facendo: ciò porterà a una crisi senza precedenti e senza via d’uscita per parecchi anni, la povertà e la criminalità in Italia saranno disastrose.

Per gli italiani inizierà un tenore di vita miserabile mai verificatosi in nessuno Stato d’Europa

REPERIRE DENARO CON LA FORZA:

Dicendo di reperire il denaro con la forza intendo dire che: usano Equitalia per esecutare gli italiani pur non avendo la certezza che siano evasori o meno.

Ad incominciare è stato il Trio, cioè il Governo Berlusconi, Bossi e Tremonti.

L’idea fu di Tremonti, quando diceva nel 2008 che aveva risolto la crisi senza togliere il denaro dalle tasche degli italiani.

Equitalia, da allora in poi, viene sollecitata dai nostri governanti tutti i giorni, gli fanno i “complimenti” quando incassano molto, la “rimproverano” quando incassa poco e la incitano a fare di più, ma non voglio parlare di questo, quindi non dico altro.

Sta di fatto che per il momento il Governo non ha altre entrate oltre le Tasse.

ALTRA FONTE PER REPERIRE DENARO:

Nel momento del bisogno immediato di reperire denaro, oltre ricorrere al fisco e ai prestiti privati, occorrono misure radicali che siano immediatamente praticabili in modo autonomo.

Cioè, il Governo italiano deve agire senza dover interpellare la Bce, che è poi una Banca Tedesca.

Lo Stato italiano ha la possibilità di creare, o meglio, di emettere Certificati di Credito Fiscale ad uso differito in forma di moneta.

MONETA NAZIONALE:

In questo modo lo Stato stesso creerebbe una “moneta” nazionale, parallela all’euro, con l’obiettivo di aumentare la capacità di spesa per l’economia senza generare ulteriore debito pubblico, che esporrebbe ancora di più il nostro Paese alla speculazione finanziaria.

Con l’andamento del mercato telematico nazionale e internazionale di oggi, nel giro di 30 giorni massimo, questa specie di moneta potrebbe girare il mondo e potrebbe essere emessa in vari tagli in base all’importo che il Fisco pensa di avere dagli italiani.

METODO:

Come abbiamo detto sopra, col metodo che usano oggi, non ci vuole molto ad avere una “moneta” circolante di svariati miliardi, parallela all’euro ed in questo modo non solo si risolleverebbe a poco a poco l’economia italiana, ma la risolleveremmo facendola in barba alla Germania che non se l’aspetta certamente.

LO STATUS QUO:

Andando avanti di questo passo, la crisi continua a mietere vittime, mentre non si arresta l’emorragia dei posti di lavoro.

Parliamoci chiaro: non credo che ci sia qualcuno che pensa che con questa Riforma del Lavoro in atto si possa risolvere la situazione attuale, quindi è urgente passare ad altro.

LA CRISI E LA RIFORMA ATTUALE:

Immaginatevi cosa succederebbe alla fine di questa riforma, ammettendo che venga approvata prima della fine di questa recessione, provate a pensarci.

Proprio il lavoro diventerebbe uno strumento per uno sfruttamento sempre più scellerato, in mano ad industriali e imprenditori in fallimento o a corto di liquidità, fabbriche in crisi e alla malavita, considerando che ci sono immigrati disposti a lavorare per due euro all’ora senza tasse e senza contributi.

Ciò non farebbe altro che aumentare la crisi per la mancanza di denaro in circolo, inoltre lo Stato incasserebbe sempre meno e per forza di cose dovrebbe aumentare ancora di più le Tasse e le Gabelle.

SENZA QUESTA RIFORMA:

D’altronde senza questa riforma, le imprese estere tenderebbero a investire sempre meno in Italia, mentre quelle italiane se appena possono se ne vanno all’estero.

Inoltre, le imprese tendono ad assumere sempre meno lavoratori italiani, evitando di assumere a tempo indeterminato, così ogni lavoratore diventa precario, dopo tre mesi può essere sostituito senza problemi.

Con questo metodo è facile risparmiare sui contributi e sulle tasse sfruttando una mano d’opera non a tempo pieno, portando un grave danno allo Stato e ai cittadini.

PER CONCLUDERE:

Quindi per concludere, lo Stato deve fare la riforma, ma prima deve reperire il denaro per rilanciare l’economia.

Ci sono già dei privati disposti a finanziare lo Stato.

La “moneta fiscale” la può emettere il Governo in quanto è compatibile con le regole europee, mi sono informato bene prima di scriverlo.

L’emissione è compatibile in quanto ogni Stato ha il diritto di offrire legittimamente buoni fiscali, purché si dichiari disposto ad accettarli in rientro.

Questi “buoni” li può emettere nella forma e nei tagli che crede, perché non farlo, dunque?

Forse c’è la paura di ritorsioni da parte della Germania?

Forse ci sono altri affari che non si possono rendere pubblici e se così fosse, sarebbe una cosa molto, ma molto grave per tutti.

PARMA 03-11-2014

FERRARI Aldo.