LA POLITICA OGGI

STRANO MODO DI FARE POLITICA:

Al giorno d’oggi vi è uno strano modo di fare politica, sia che il nostro interesse sia volto verso la figura Grillo, sia che lo sia nei confronti di Renzi; ora ci si è messo anche Berlusconi a dire cose prive di senso e senza alcun fondamento.

RENZI:

Abbiamo un Presidente del Consiglio che salva l’Italia copiando le idee altrui; trascorre

molto tempo in giro per le piazze d’Italia e per il Mondo facendo promesse che sa di non poter mantenere, eppure ne passa ben poco nella sede del Governo a lavorare al fine di reperire denaro senza toglierlo dalle tasche del Popolo.

GRILLO:

Grillo continua (come, del resto, ha sempre fatto) a girare le piazze, sbraitando insensatezze sottoforma di discorsi inefficaci e ripetitivi: sbraita che vorrebbe “mandare a casa tutti”, eppure sembra che l’unico che presto vi ritornerà sia lui.

Ha gridato parecchie volte che avrebbe “aperto il Parlamento come una scatola di tonno”, così diceva, e invece ha rotto tutte le scatole tranne quella.

Ora si dice “stanchino”.

RETE E TV:

Voleva conquistare il “mondo” dell’elettorato con la rete e far soccombere la TV, ma ciò che ha ottenuto si rispecchia in un’ennesima sconfitta.

Nel suo complessivo sbraitare, Grillo non ha mai accennato ad un programma di recupero crediti; i suoi discorsi sono basati principalmente su quella che oggi definiamo “politica da bar”, in cui si cimenta generalmente chi di politica sa relativamente poco e i cui principi sono basati essenzialmente su inutili discorsi quali: “bisogna calare gli stipendi a…, calare le pensioni, mandare a casa tal dei tali”, ecc. La verità è che queste cose le sento dire da quando sono nato e non sono mai state attuate, e soprattutto, sono dell’idea che questa classe politica non ne sarà mai in grado.

BERLUSCONI:

Berlusconi si è sempre presentato in pubblico con malloppi cartacei in cui dichiarava vi fosse il solo ed unico programma per risanare l’Italia (in un momento come questo ha persino detto che, ottenuta la maggioranza nelle votazioni, avrebbe portato a un calo della tassazione al 20%), ma dopo più di vent’anni che abbiamo a che fare con tale personaggio, sappiamo che non lo farà mai e che quei fantomatici fogli esibiti in pubblico non erano altro che l’ennesima dimostrazione di prese in giro e promesse mancate.

GRANDI BUGIE:

Ci troviamo di fronte ad un cumulo di bugie, e quella riguardante la tassazione è talmente grossa che, in un colpo solo, ha battuto tutte le altre.

Sarei curioso di sapere cosa i nostri politici di rilievo pensano dell’elettorato: molto probabilmente (anzi, oserei dire “sicuramente”, considerando le varie menzogne raccontateci e alle quali abbiamo creduto ingenuamente) siamo considerati solo dei poveri creduloni facilmente raggirabili.

Lo sappiamo tutti che i politici per “stare a galla” devono raccontare bugie, lo dicevano anche i nostri padri. Conosco un aneddoto riguardante un politico intento a fare un comizio, e durante il quale esordì con svariate promesse, tra le quali spiccò l’idea della costruzione di un ponte; il problema stava nel fatto che in quel posto non vi era alcun ponte, e, non appena glielo fecero notare, lui prontamente rispose: “Bene, faremo anche il fiume”.

TORNANDO A GRILLO:

Se vi ricordate, Grillo annunciò la discesa in campo del suo movimento nel febbraio del 2008 in occasione delle Amministrative di aprile, nel suo discorso tra l’altro disse: “La democrazia può partire solo dal basso, il nuovo rinascimento avrà origine nei Comuni”.

Il Governo Prodi era caduto da poco più di un mese, intanto il comico Grillo lancia sul Blog il Comunicato politico numero 1 contro il sistema elettorale che impedisce al cittadino “di scegliere i propri rappresentanti”.

Sono passati pochi anni, ma il mondo è cambiato, specialmente il mondo politico di Grillo: infatti il suo movimento M5s è creciuto fino a diventare la prima forza politica del Paese, di cui, comunque sia, quelle parole iniziali, quelle iniziative, quelle promesse, quel programma, col passar del tempo è stato stravolto.

Aveva puntato sui Comuni, ora invece li ha messi in disparte e gli amministratori locali come Federico Pizzarotti e Filippo Nogarin sono guardati con sospetto e le cariche del partito vengono scelte con liste bloccate.

Insomma, dal 2008 in poi la politica italiana non ha avuto pace e i vari Premier che si sono succeduti in qualità di Presidente del Consiglio, non solo non sono stati nominati dal Popolo, ma con le loro promesse hanno portato l’Italia alla Rovina.

È vero che in tutto questo Grillo non c’entra poiché non è stato un Premier, però in tutte le sue “prediche” non l’ho mai sentito esporre un programma di risanamento citando la fonte del denaro che dovrà usare.

È inutile che questi personaggi ci riempiano di promesse che loro stessi sanno che allo status quo non potranno mantenere.

Per accattivarsi la simpatia dei giovani promettono lavoro, per gli anziani promettono aumento delle pensioni, per gli imprenditori promettono l’abbattimento delle Tasse e così via. Per chiunque hanno la soluzione in tasca.

Anche Berlusconi ultimamente ha sragionato: a partire dal fatto che ha parlato di costituire una moneta parallela all’Euro (cosa che io già da anni gli sto dico e che ho poi scritto in questo sito un mese fa circa, e che lui ha palesemente copiato dal sottoscritto), ma il suo errore è stato quello di promettere una tassazzione al 20%.

Con questa sua trovata, ha dimostrato di essere come tutti gli altri, e cioè una persona che pur di raggiungere la “scranna”, imbroglia il Popolo con delle promesse che sa di non poter mantenere”.

RAGIONIAMO SULLE PROMESSE:

Allo status quo, in cui lo Stato con le entrate di oggi non riesce a sostenere le spese attuali giornaliere, deve ricorrere a strategie particolari con delle “manovre” subdole per prendere il denaro dalle tasche degli italiani.

Non c’è giorno che non applichino una Tassa nuova, un balzello, un bollo, una marca, una sanzione, un qualunque appiglio per spillare denaro.

Basta fare una domanda per ottenere qualcosa dallo Stato, dalla Regione, dalla Provincia, dal Comune o da qualsiasi altro Ente Pubblico, che nasce un bollo sottoforma di Tassa; persino col gioco d’azzardo spillano denaro, senza parlare del Debito Pubblico che aumenta ogni giorno.

Per farla breve, in questo momento il Governo italiano ha bisogno di denaro e per questo non può aiutare gli italiani, non può abbassare le Tasse, non può aumentare le pensioni, non può dare lavoro ai disoccupati; se non trova il denaro, non può fare nulla se non continuare a spillarlo in tutti i modi al Popolo.

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LA SITUAZIONE OGGI:

Mentre Grillo grida nelle piazze “al ladro” inveendo contro tutto e tutti, Berlusconi dichiara di abbassare le Tasse e Renzi grida, proclama e promette mari e monti senza presentarsi in Parlamento, l’economia italiana continua a peggiorare.

Nel terzo trimestre del 2014 il Pil (come io avevo prospettato se il Governo non avesse invertito l’andazzo attuale), è diminuito dello 0,2 rispetto al trimestre precedente, mentre invece negli ultimi 12 mesi è diminuito dello 0,7% e la disoccupazione è in continua crescita.

Oggi il numero dei disccupati è pari a 3 milioni e 500 mila, senza contare che la disoccupazione giovanile è pari al 43%. Non sono numeri da riderci sopra, e di certo non sono numeri da sottovalutare.

A volte si sente dire che c’è uno stimolo di ripresa, nell’anno 2014 c’è stato per due volte, ma non per la domanda interna: infatti i consumi delle famiglie ristagnano e calano, altrettanto gli investimenti delle imprese. Lo stimolo di ripresa accennato è avvenuto per la domanda estera dei nostri prodotti.

LA CAMUSSO:

Al fine di non venire frainteso, non sono assolutamente un simpatizzante della Camusso e non approvo di certo lo Sciopero che ha indetto; non approvo neppure che un dipendente divenga come un figlio che, assunto a tempo indeterminato, non si possa più licenziare.

Ogni datore di lavoro deve poter licenziare quando e come vuole, però è giusto che ogni lavoratore abbia i suoi diritti, ma non è giusto che diventi un “cespite” inattaccabile.

Però per Renzi non era il momento per discutere questa cosa: considerando che il futuro del Paese è nei diritti, non nella regressione, i lavoratori vanno rispettati, e altrettanto vanno rispettati i datori di lavoro.

Queste discussioni però vanne fatte quando l’economia è in risalita, quando la disoccupazione è ridotta al minimo o addirittura a zero, quando tutti i cittadini trovano il posto di lavoro con una paga adeguata ai tempi in cui viviamo.

Come ho detto sopra, siamo in un momento di recrudescenza della crisi economica e sociale che attanaglia il Paese da più di 7 anni che, come detto sopra, oltre ad accrescerne il numero, ha prodotto più di 7 miliardi di ore di cassa integrazione; con questi numeri, con questa realtà, è facile comprendere che questo non è il momento di togliere certi diritti a chi lavora.

Solo dopo che il Governo ha trovato il denaro per sanare l’economia, solo dopo aver tolto la disoccupazione e sanato il Paese, vanno affrontati la riforma sul lavoro e l’Articolo 18.

La priorità del governo dovrebbe essere quella di fare di tutto affinchè il cittadino abbia tutelati i suoi diritti, indipendentemente dalla sua mansione e occupazione.

Dobbiamo capire che il futuro di un Paese è nei diritti, non nella regressione; i lavoratori vanno rispettati e a loro volta essi devono rispettare il datore di lavoro (cosa che, come abbiamo visto negli anni di prosperità, il sindacato si è dimenticato di fare).

Per logica, l’Articolo 18 e relativi contorni vanno rifatti, ma sanare questa situazione in un momento di recessione come quello in cui oggi ci troviamo significa sprofondare ancora di più nel baratro e aumentare fino allo sconforto la disoccupazione.

Senza voler polemizzare per il gusto della critica inutile e deleteria, ormai è evidente che Renzi, anche se in modo diverso, predica come Grillo, il cui mestiere è fare “l’imbonitore” nelle piazze e nulla più.

Non è possibile che un Capo di Governo continui a promettere senza mai dire dove prenderà il denaro per mantenere almeno una parte delle sua promesse.

Ha dato 80 euro nella busta di “alcuni”, ma li ha presi dalle Tasse, e di certo non è questo il modo per sanare un paese.

È inutile aumentare gli stipendi e le pensioni, è inutile dare una tantum a chi ha un figlio, è inutile dare agevolazioni alle imprese, agli artigiani e così via, se poi è costretto a riprenderli mediante Tasse e Gabelle, così come è inutile farsi cogliere a visitare fabbriche alle quali spillerà poi il denaro fino al midollo.

Ora più che mai l’Italia ha bisogno di un “capo” che sta, per così dire, in ufficio a cercare le soluzioni ai problemi, considerando che per calare le Tasse bisogna avere una fonte diversa che porti quattrini in “casa”.

Avevamo delle belle aziende che quotidianamente portavano nelle Casse dello Stato miliardi e miliardi, ma ormai è inutile rimpiangerle poiché sono state svendute dai nostri “governanti”, portando quei miliardi nelle Casse di “altri”.

Non solo le hanno svendute, ma non hanno anche messo il ricavato a reddito, se lo sono “pappato”, e di esso non possiedono più un centesimo, e così ci ritroviamo a non avere più niente, siamo diventati un Paese povero nel vero senso della parola.

Se i nostri Governanti invece che svendere le Aziende come hanno fatto avessero messo alla loro guida non degli uomini capaci (enon degli inetti messi solo perché fedeli a un determinato “Partito”), oggi saremmo il Paese più ricco del mondo. Non lo dico per dire, è la verità.

Fate mente locale e pensate a tutto il Gruppo IRI, alla Sme, all’Enel, alla Sip, la Bnl e tante altre banche tutte in parte, pensate alla Sace e a quanti soldi senza spese portava giornalmente nelle casse dello Stato, e pensate a tante altre aziende redditizie che sono state svendute.

Prendiamone una che io ho seguito da vicino:

Verso la fine del 1984 c’era la SME in vendita. Agli inizi del 1985 poteva essere venduta a un gruppo a 912miliardi di lire, ma il nostro Governo disse che erano pochi.

Il 29 aprile 1985 Romano Prodi, in qualità di presidente dell’IRI, aprì un’altra Opa con Carlo De Benedetti (all’epoca il presidente della Buitoni) e stipulò un accordo preliminare che consisteva nella vendita del pacchetto di maggioranza del 64,36% del capitale sociale della SME (che era la finanziaria del settore agro-alimentare dell’IRI) per 437 miliardi di lire da pagare in 4 rate entro fine dicembre 1986.

Tale dilazione costava alla Buitoni il 14% semplice: in altre parole, il valore della transazione finale che il nostro Governo andava ad incassare (comprendenti gli interessi semplici) fu 497 miliardi di lire.

Questo prezzo corrispondeva ad un prezzo di lire 1.107 per azione la cui quotazione di borsa era di lire 1.275 per azione.

Si spartirono poi le azioni fra Buitoni con il 51%, mentre il rimanente 13,36% a coloro che misero il denaro, Mediobanca e Imi.

Parte dell’accordo prevedeva anche, da parte dell’IRI, la vendita dell’intero capitale sociale della SIDALM (panettoni e cioccolatini Motta e Alemagna) alla Buitoni per 1 lira (valore ovviamente negativo).

Leggete bene, meditateci sopra e traete le Vostre conclusioni.

Io non dico altro, lascio il posto a coloro che hanno votato Prodi.

Renzi, a parte qualche cespite da 4 soldi, non ha più niente da vendere, quindi tutto ciò che promette non è che una bugia, una menzogna da tutti i punti di vista (salvo naturalmente che non aumenti le Tasse o le Gabelle!).

Andando avanti di questo passo si arriverà a tassare l’aria che respiriamo, come hanno fatto con la casa, l’auto e tutto il resto, e quando non sapranno più cosa tassare dovranno aumentare le Tasse già in corso.

Come ho già detto più volte, c’è una sola possibilità: rivolgersi ai privati con proposte serie, e, seppur con i dovuti controlli, agevolare l’entrata del denaro dall’estero trasformando il Debito Pubblico in Titoli di Stato e dando questi ultimi in mano a professionisti della finanza internazionale.

PARMA 12-12-2014

FERRARI ALDO