LA SCUOLA ITALIANA

OTTIMISTA PER NATURA:

Voglio fare una breve premessa al fine di chiarire il motivo per cui, da un po’ di tempo, scrivo sempre cose negative, non vorrei che i lettori pensassero che sono un pessimista per carattere, in quanto è tutto il contrario, sono ottimista per natura e carattere.

Lo stesso Maestro delle scuole elementari ci teneva a dire che il mio innato ottimismo mi faceva essere una ragazzo allegro e gioviale, anche quando ero in castigo per qualche birichinata commessa.

Lo sono tutt’ora oggi sia nel lavoro che nella vita privata, a volte in ufficio con i dipendenti commetto errori di giudizio dovuti proprio al mio ottimismo in cui non penso mai al male.

L’ITALIA OGGI:

Parlando oggi del nostro Paese, cerco di limitarmi a descrivere i fatti e gli avvenimenti per come sono, ragionandoci sopra per capire quale futuro ci potrà essere per l’Azienda Italia.

Cerco di trarre spunto dalle cose del passato, cerco di capire la realtà di oggi in base ai fatti reali, paragono poi l’andamento del mercato Europeo dentro l’Euro-zona, lo abbino al resto dell’Europa, lo amplio al mercato mondiale che ha a che fare col nostro mercato e traggo poi una conclusione definitiva per almeno 5 – 8 anni a venire, che sono gli anni in cui un’importante Azienda di qualsiasi tipo riesce a stabilire se la strada intrapresa è giusta o sbagliata.

REALTA’ E OTTIMISMO:

Sono fermamente convinto che sarebbe sbagliato travisare i fatti e quindi non dire la verità per risultare ottimisti e simpatici a tutti.

Senza fare terrorismo e senza polemizzare, continuerò a scrivere basandomi sui fatti reali per come stanno le cose al presente, valutando la situazione in base alla mia esperienza in funzione di un passato che funge da guida “parziale” per il futuro, cercando naturalmente di eludere le mie emozioni del momento in cui accadono i fatti.

Ecco perché spesso mi sento dire da coloro che mi conoscono: “Aldo ha un collegamento diretto con il Cielo in quanto con le sue previsioni, drastiche o meno, ci prende sempre”.

FINE PREMESSA:

Ho fatto questa premessa in quanto oggi voglio parlare della scuola, come sappiamo la scuola è la base per il benessere di una famiglia, di un popolo, di un Paese e di una Nazione, parlarne male significherebbe non capire l’importanza e il peso che ha in un Paese.

Quindi mi limiterò a parlarne citando fatti e facendo esempi senza critica alcuna e ragionare sulla riforma enunciata da questo Governo.

LA CULTURA:

È fuori dubbio che la cultura è una grande potenza, può essere rallentata, ma nessuno la può fermare; molti, compreso le religioni, hanno tentato di imbavagliarla, metterci un freno ma non ci sono riusciti, l’hanno solo rallentata.

C’è stato un periodo che le donne non potevano frequentare una scuola, non potevano né imparare a leggere né a scrivere.

Durante l’inquisizione, se una donna veniva scoperta che sapeva scrivere, veniva imprigionata, processata come strega per poi essere uccisa sul rogo o affogata.

Se un componente qualunque del popolo veniva trovato a leggere certi libri compresa la Bibbia, veniva imprigionato e in qualche modo ucciso.

Non voglio entrare nei dettagli parlando di queste nefandezze e malvagità passate.

Nel 1861, Camillo Benson si rivolse a re Vittorio Emanuele II dicendogli che il Paese aveva bisogno di scuole, specialmente nei paesi di campagna e sembra che il re gli abbia risposto: “cosa vuoi costruire delle scuole a fare, sono tutti analfabeti”.

LA SCUOLA FASCISTA:

La più grande riforma scolastica venne fatta da Giovanni Gentile nel 1923, i principi fondamentali furono:

La scuola è sottoposta al controllo statale mediante esami per il passaggio da un apprendimento all’altro successivo.
Costituzione di un albo professionale degli insegnanti, che vengono selezionati tramite concorsi pubblici.
Viene rafforzata la gerarchia all’interno degli istituti di cui, a capo di essi c’è un direttore per le elementari, un preside per la scuola media, un rettore per l’Università.

L’orientamento scolastico comprendeva:

Scuole elementari.

Scuole complementari per l’avviamento al lavoro.

Scuole medie con i vari indirizzi al tecnico professionale, ginnasio, liceo classico o scientifico e istituto magistrale.

Vennero poi fatte altre riforme, nel 1926 fu creata L’Opera Nazionale Balilla, ma a noi non interessa ciò che fece il fascismo, quindi è altra cosa.

Sta di fatto che da allora, nella scuola italiana sono poche le cose che sono cambiate neppure l’insegnamento all’interno e ciò, è molto grave in quanto i empi, le tecnologie, i concetti, il modo di vivere e tante altre cose, sono radicalmente cambiate.

CADUTA DEL FASCISMO:

Con la caduta del fascismo si è sempre parlato di una riforma della Scuola, ma non è mai stato fatto nulla di concreto ed importante, non c’è stata nessuna o poca innovazione, sono solo stati fatti tentativi di enormi tagli di spesa che è nettamente il contrario di ciò che doveva essere fatto.

Negli anni 50 la popolazione scolastica incominciò ad aumentare fortemente e così i vari ministri hanno dato vita a una serie di interventi sulle scuole, ma poco utili in generale.

Presero piede i due partiti di maggioranza la Dc e il Pci di cui i vari ministri si interessavano ben poco ai problemi scolastici, gli interessava molto fare degli adepti e dei militanti che, più rimanevano e vivevano nell’ignoranza meglio sarebbero stati guidati e soggiogati dal partito.

DC E PCI:

Mentre la Dc (Democrazia Cristiana) introduceva nella scuola l’insegnamento religioso obbligatorio al fine di indirizzare a suo favore gli scolari, il Pci (Partito Comunista Italiano) introduceva insegnanti appositamente istruiti per indirizzare gli studenti a loro favore e ci riuscirono benissimo.

RIFORMA DEL 1962 – 1968 – 1969:

Nel 1962 venne introdotta come grande novità, la scuola media unica, così vennero aboliti gli esami intermedi delle elementari e l’esame di ammissione.

Ci fu una riforma nel 68 – 69 ma poca cosa, cinque classi elementari, tre classi medie, venne la scuola con i 5 anni di Liceo dopo le medie.

Inizio la riforma sperimentale, perfezionata poi nel 1974, ma nel complesso niente di eclatante.

Durante questo periodo ci sono stati scioperi degli studenti, occupazione di Scuole e di Università.

Tutti sappiamo quello che cosa si dice sui laureati degli anni intorno al 68.

LE RICHIESTE DEGLI STUDENTI:

Nel contempo gli studenti reclamavano disagi causa edifici obsoleti, strutture vecchie, reclamavano anche l’incapacità degli insegnamenti di dare allo studente delle risposte vere e giuste a tutti i problemi che li assillavano.

Gli universitari scioperavano con cartelli con su scritto: “la scuola non prepara alla vita in quanto non insegna un mestiere”.

Si tentò di introdurre una forma di valutazione del personale docente, ma nulla di fatto.

Qualcuno tentò di introdurre delle valutazioni per gli insegnanti in base a una certa forma di meritocrazia, ma anche in questo caso furono solo palliativi senza importanza e non fu concluso nulla.

La politica aveva sempre le scuse per indirizzare la scuola a suo favore, tutto a discapito degli insegnamenti.

DISAGI NELLE CAMPAGNE:

La mancanza di stanziamenti in denaro da pare dei vari governi, ha portato a chiudere molte scuole nelle frazioni dei comuni fuori città.

Ci fu la riforma di Luigi Berlinguer che doveva fare la scuola di tutti e di ciascuno, ma anche quella si trovò a fare i conti con le ristrettezze economiche, quindi ben presto si arenò e venne inquinata.

Con questo andamento, venne la riforma Moratti che per dare un taglio alla spesa pensò bene di fare un grande aumento di alunni nelle classi, per diminuire le sedi scolastiche e gli insegnati, così si risparmiava.

Per i campagnoli fu un vero disastro e iniziò un vero calvario, tanto che sin dalle elementari la maggior parte di ragazzi al fine di arrivare a scuola in orario doveva alzarsi tre – quattro ore prima, altrettanto al pomeriggio o alla sera, arrivava a casa tre – quattro ore dopo, così anche i cosiddetti secchioni, perdevano la voglia di studiare.

RIFORMA GELMINI TREMONTI:

Con questo andamento, venne la riforma Gelmini – Tremonti che per dare un taglio alla spesa di 6 miliardi in 5 anni mise scompiglio fra insegnanti, docenti e scolari, dimezzandoli nel numero, nelle lezioni, nella mensa e nelle ore di scuola.

Tale riforma, fu contestata dal Nord al Sud, da studenti e docenti e dagli insegnati sia di destra che di sinistra.

Da allora la parola riforma nella scuola divenne temuta e ogni volta che qualcuno la pronunciava provocava sdegno in quanto c’era la paura che l’unica cosa che sarebbe stata fatta era il dimezzamento dei fondi.

SCUOLA E DEBITO PUBBLICO:

Siamo un Paese pieno di risorse, nel complesso gli italiani hanno un intelligenza superiore alla media, ma questo non è certo dovuto dall’insegnamento scolastico.

La nostra scuola, in fatto di insegnamento, è la scuola più scarsa nel mondo, manca di un vero sistema di formazione permanente innovativo, infatti la causa maggiore del nostro deficit pubblico è dovuta alla bassa qualità dell’insegnamento durante la formazione scolastica e quindi mancano degli esperti economisti, dei validi manager e dei buoni ed efficienti dirigenti.

Tutti i nostri economisti non sono in grado di valutare la situazione futura in base all’andamento economico del passato e del presente, ormai questo è un fatto provato, non per niente il Governo vende e svende senza risolvere nulla e senza investire nella cultura e nella ricerca, intanto pur senza investimenti, la crisi e il deficit aumentano di giorno in giorno.

Non c’è spiegazione a questo aumento visto che di investimenti non ne vengono fatti, ma ciò che è più grave, è che sia il Governo che gli economisti tacciono, non danno spiegazioni, non dicono nulla, sembra che non se ne accorgano.

UN DOVERE DEGLI ECONOMISTI:

Un economista al servizio del Paese, non può e non deve evitare una spiegazione al Paese, ai cittadini, al popolo, alle famiglie, ai nascituri sul motivo di questo esagerato aumento del deficit nonostante non ci sia ripresa, mentre al contrario, la disoccupazione e la povertà imperversano ogni giorno sempre di più.

Ogni cittadino ha il diritto di sapere cosa sta succedendo, in nessun Paese è mai accaduta una cosa del genere, in tutti i Paesi il deficit aumenta, quando aumenta il benessere.

Questo silenzio è un brutto presagio, ma il problema grande è che in questo modo i giovani non sanno come comportarsi per il loro futuro, non sanno quale facoltà universitaria intraprendere, non sanno quale lavoro scegliere, non sanno su quali basi fondare il loro avvenire.

Quei giovani maturi che forse con i risparmi della famiglia potrebbero riuscire ad avviare una piccola impresa, non sanno su quale ramo investire, o in quale settore è meglio iniziare, così nasce la sfiducia che provoca il menefreghismo, come sta avvenendo ora.

Su questo ci sarebbero molte cose da dire, ma lo farò con un altro discorso.

INVESTIRE SUL SAPERE:

Dagli anni 60 in poi, sembra ci sia stata una gara nel Governo al cercare di spendere sempre meno sulla cultura, sembra che i nostri politici non abbiano capito che la precarietà non si riduce senza aumentare il numero degli insegnanti.

Un investimento sulla scuola è un investimento che col tempo porta benessere a tutto il Paese, per fare questo, gli insegnamenti devono essere aggiornati e adeguarsi ai tempi, gli integralisti e i conservatori sono fuori gioco e fuori dal mondo, solo in questo modo la scuola sarà ricca e moderna, con un organico funzionale senza tappabuchi e senza ricorso alle supplenze per un raffreddore di qualcuno.

Un’altra cosa importante è l’alternanza di scuola e lavoro di cui l’Italia non ne tiene conto se non in minima parte, troppo poco per come funziona oggi, considerando che ci sono ancora imprese in grado non solo di accogliere ragazzi per imparare un mestiere, ma anche per arricchire con l’intelligenza del fare il profilo culturale del ragazzo.

REALTA’ OGGI:

Secondo l’Eurostat le imprese di questo tipo sono poche, forse è vero, ma anche quelle che ci sono non vengono sfruttate, anzi oggi ancor meno di ieri, sembra che in Italia ci sia la tendenza a rendere sempre meno formativo l’apprendistato e intanto aumenta il precariato nel mondo del lavoro.

Finché la scuola non insegna che l’idea dell’usa e getta è sbagliata, avremo sempre delle imprese che non investono sulla crescita professionale dei propri lavoratori, in tal modo non saranno mai in grado di fornire un’occasione formativa seria ai ragazzi delle scuole.

La centralità della scuola, la competitività nel mondo del lavoro in generale non si gioca solo nelle aule, ma ha a che fare col peso che si da alla conoscenza nell’insieme del tessuto economico sociale.

Se avessero tenuto conto di questo fatto, i nostri economisti del 2002, del 2008 e gli economisti del Governo Monti non avrebbero sbagliato fino al punto di mandare il Paese in rovina.

SVILUPPO E OFFERTA:

La carenza della domanda aggregata ha inasprito la crisi, questa schiera di economisti cosi-detti “ortodossi”, non sono più in grado di risolvere la questione, non ne hanno le capacità né teoriche né pratiche.

Devono essere immediatamente rimossi, altrimenti dobbiamo solo sperare che il mercato da solo abbia la capacità di autoregolarsi e di creare automaticamente le condizioni per la piena occupazione, questo con la Germania in agguato, è difficile che avvenga.

Per togliere l’occupazione bisogna aprire nuove imprese, per aprire nuove imprese ci vuole prima di tutto un capitale umano con le dovute esperienze, disponibile e adatto alle nuove esigenze produttive locali e mondiali, dopo di questo ci vuole un Governo che renda facile la reperibilità del denaro sul mercato internazionale con o senza le banche italiane.

LE BANCHE ITALIANE:

Le nostre stesse banche non sono in grado di competere con le banche degli altri Paesi, non a causa della mancanza di fondi ma a causa della mancanza di capacità pratica e teorica dovuta a una scuola “vecchia” obsoleta con insegnamenti di 50 anni fa.

Non ho nulla contro le banche italiane, ma devono capire che non è più il tempo di finanziare solo i già “ricchi”, non è più il tempo di finanziare le imprese mettendo ipoteche del 300 – 400 per cento, non è più il tempo di finanziare imprese “vecchie”, “obsolete” non innovative.

Inoltre, se l’imprenditore per realizzare il suo progetto ha bisogno di 100, la banca gli deve dare tutto il capitale più una percentuale per l’imprevisto.

Diversamente costringe poi l’imprenditore a cercare la parte mancante del denaro altrove e/o ricorrere agli usurai e/o alla malavita e se poi non trova in tempo quella parte mancante del denaro va in rovina mentre la banca perde il denaro dato.

BANCA E GARANZIE:

Inoltre non può più pretendere la casa in garanzia, la casa è una garanzia “morta”, essendo ipotecata non rende nulla a nessuno e l’artigiano, la piccola impresa, il privato non possono più permettersi di perderla qualora il lavoro andasse male.

È la banca stessa che deve trovare garanzie a Doc e tali garanzie immesse sul mercato, da sole devono rendere come minimo la rata di rientro del finanziamento stesso.

Anche questo aspetto è la scuola che deve insegnarlo, una scuola bancaria moderna e innovativa è la prima cosa che dovrebbe insegnare.

DUE SCELTE URGENTI:

Solo la scuola può aggiustare tutto questo, ma deve cambiare il suo insegnamento con una riforma urgente.

Oggi più che mai è urgente questa riforma in quanto una grossa fetta della popolazione non ha le risorse per acquistare beni e servizi, difficilmente dunque ci sarà al momento una ripresa definitiva, se non si cambia rotta non ci sarà neppure la prospettiva della ripresa.

Entro l’inverno ci sarà una ripresa fittizia pagata con le Tasse degli italiani, purtroppo durerà solo pochi mesi per poi ritornare ad una crisi molto più grande di quella che c’è ora e, le piccole e medie imprese, se le banche non cambiano rotta non avranno il denaro per lavorare e ci sarà altra disoccupazione.

Se la scuola farà questa riforma entro l’anno in corso, nel contempo il Governo si avvale di privati per reperire denaro, fra 6 -8 anni ci sarà l’inizio di una ripresa vera e a lungo termine, a poco per volta l’Italia tornerà ad avere quel benessere tanto desiderato.

Senza queste due scelte l’Italia non riuscirà mai più a tornare quel Bel Paese che era diventato negli anni 70 – 80.

Farà la fine della Serenissima che dopo 700 anni di successi, notorietà, benessere, è caduta e non si è mai più rialzata.

Tutto dipende dalle scelte di questo Governo entro fine anno.

NON HO FATTO TERRORISMO:

Non è terrorismo quello che ho detto, è una realtà che la si può capire attingendo ad informazioni e studiando l’andamento dei mercati nazionali ed internazionali.

Considerando il progresso continuo e in ascesa in tutto il mondo anche nei Paesi sottosviluppati.

Considerando il grande esodo di persone da certi Paesi, considerando il continuo spostamento di denaro anche di piccole cifre, ma continue verso i Paesi da cui proviene l’esodo, considerando che i prodotti e le innovazioni tecnologiche vengono copiate e poi immesse sui mercati a un costo inferiore causa una mano d’opera meno esigente e diversamente abituata, chiunque può arrivare a capire la situazione attuale e trarre delle conclusioni realistiche e veritiere.

Se queste informazioni vengono poi confrontate con l’andamento del nostro mercato economico – finanziario, in base alle leggi vigenti che lo guidano in funzione degli Istituti Finanziari che detengono il denaro, il prospetto che ne scaturisce è molto peggiore di ciò che io scrivo, in quanto io scrivo sempre con la speranza che certe cose cambino come ho fatto anche in questo scritto.

CONCLUSIONE:

Se non cambia l’insegnamento scolastico, di cui perà non basta la voglia di cambiare, per cambiare ci vuole volontà e sacrifici, inoltre ci vuole denaro, senza il quale non si fanno le innovazioni e questo denaro il Governo può e sa come reperirlo,

Chi ha orecchi intenda, chi ha occhi veda.

PARMA 15-09-2014

FERRARI Aldo