LA VIOLENZA SULLE DONNE

Sia noi del popolo che i media, in certe occasioni alimentiamo i pregiudizi sulle persone, specialmente sulla violenza sulle donne, infatti se un nostro amico o conoscente, se picchia la moglie invece che ignorarlo e fargli capire che sbaglia, gli siamo amici e andiamo a dire in giro: “che era ed è una brava persona, ma in quel caso sbaglia”.

Questo lo scrivono anche i giornali e così alimentano alimentano pregiudizi, infatti, spesso leggiamo parlando del picchiatore: “Era tanto una brava persona, però anche lei era invadente o possessiva”.

Quante volte lo abbiamo letto nei giornali o sentito alla tv a proposito del responsabile di un femminicidio.

È uno dei tanti esempi di un processo di omissione della realtà che favorisce i colpevoli e getta sospetto sulle vittime, come se la vittima se lo sia cercato.

IL 25 novembre è appena passato, la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, però dalle notizie si è capito che l’Italia registra ancora oggi una serie impressionante di femminicidi, stupri e violenze per mano maschile:
tra i casi più recenti ed eclatanti la strage di Carignano dove un uomo decide di sterminare moglie, figlioletti e cane, nonché gli stupri violenti, reificanti dell’imprenditore di successo e di coloro che hanno a che fare con le donne sul lavoro, specialmente nella Tv e nel cinema in cui ragazzine, di neanche 18 anni, per avere il poso vengono stuprate.

Forse è vero che in quel momento sono consenzienti, ma lo fanno per avere quel posto e/o per interesse di cui col tempo, ne sono rammaricate e ariibano ma piangere anche dopo 20 anni.

L’orrore di questi crimini, tuttavia, viene sistematicamente attutito, omesso, rarefatto dalla narrazione sulla stampa.

Si compie così quella che potremmo definire una vittimizzazione terziaria delle donne, laddove la primaria è l’atto violento che le colpisce, la secondaria è quella nella quale vengono esposte a giudizio per la loro condotta.

La terziaria attiene invece alla mancata giustizia nei loro confronti. Sia nei tribunali, sia, come proponiamo nelle ricerche dei media.

Alle donne vittime di violenza, è difficile che venga riconosciuta immediatamente la comprensione, empatia, e la giustizia, anche il popolo che disapprova questi cimini, li senti dire: “Ahi visto che minigonna aveva? Aveva il seno che si vedeva quasi tutto: Sculettava, e cosedel genere, comese la minigonna giustificasse la violenza.
Ammettendo che venga fatta denucia, devono combattere perché la realtà della violenza subìta venga messa in luce e il percorso si rivela sempre accidentato, incerto e faticoso e la gente al Bar non sa a chi dare ragione.

Contro di loro verrà messo in atto un potentissimo processo di omissione della realtà, che di fatto da un lato favorisce i colpevoli e dall’altra getta sospetto sulle vittime, nascondendo i primi alla vista e alla percezione e lasciando per contro in piena luce le donne e i loro comportamenti che verranno passati al microscopio sulla stampa, nei Tribunali e nelle questure.

Nei tribunali e mnelle Questure, viene c chiamata terziaria perché se la secondaria tende ad esporre la donna come potenzialmente corresponsabile della violenza subita con certe frasi come: “voleva lasciarlo, era ubriaca, aveva un amante…”.

Con la terziaria si completa l’opera omettendo di specificare il colpevole, o attenuandone l’atteggiamento, la volontà, il carattere del violentatore in cui il popolo dice: “era tanto una brava persona, un gigante buono, un uomo mite, tutto casa e lavoro…).

Insomma per farla finita, il violento picchiatore, dal popolo e dai media, e purtroppo anche dalla giustizia, viene giustificato in modo squallido come se il suo gesto di violenza fosse dettato dal comportamento della donna sia con le parole che col modo di fare come plortare la minigonna.

Piurtroppo, è una cosa vergognosa, ma è così, quindi diamoci da fare e smantelliamo questo modo di fare e di agire in tutti noi.
SARZAN 26-11-2020
Aldo FERRARI